La scuola italiana fa schifo
Un sistema scolastico che in dieci anni ha perso quattordici punti PISA in matematica, ha ridotto il liceo classico a nicchia del 5%, insegna due lingue straniere al 25% dei liceali contro il 60% europeo e produce laureati che, in competenze numeriche, non raggiungono il livello dei quindicenni di Singapore. I dati parlano. E non parlano bene.
1. Metodologia e fonti
Fonti primarie
- OCSE PISA 2022 – punteggi medi matematica, lettura, scienze per 81 Paesi. Pubblicazione dicembre 2023.
- OCSE PIAAC 2023 (Ciclo 2) – competenze cognitive adulti 16-65 anni in literacy, numeracy, problem solving. Pubblicazione dicembre 2024. Inapp per l'Italia.
- INVALSI 2024 – rilevazione nazionale competenze italiano, matematica, inglese ai gradi 2, 5, 8, 10, 13. Rapporto luglio 2024.
- MIM (Ministero Istruzione e Merito) – dati iscrizioni scuole secondarie 2010-2026 per indirizzo e regione.
- Eurostat Education Statistics 2024 – studio lingue straniere scuola secondaria, tasso di istruzione terziaria 25-34 anni.
- Indire Erasmus+ Italia – Rapporto 2023 su mobilità studenti università e scuola.
- AlmaLaurea XXVI Indagine 2024 – condizione occupazionale dei laureati a 1, 3 e 5 anni. 660mila laureati, 78 atenei.
Scale di misura
- PISA – scala costruita con media internazionale di riferimento 500 e deviazione standard 100 (PISA 2000). Valuta le competenze dei quindicenni in tre ambiti.
- PIAAC – scala 0-500 con sei livelli di proficiency. Livello 1: 176-225 punti. Livello 2: 226-275. Livello 3: 276-325. Livello 4: 326-375. Livello 5: oltre 375. Chi si ferma al Livello 1 o sotto è definito analfabeta funzionale.
- INVALSI livelli – da 1 a 5 per italiano e matematica. Il Livello 3 è considerato il traguardo atteso al termine del percorso scolastico. Per inglese: A1, A2, B1, B2 (QCER).
- ESCS – indice PISA di status economico, sociale e culturale. Combina istruzione e occupazione dei genitori con i beni domestici.
Nota sul confronto PISA/PIAAC
PISA e PIAAC usano scale diverse (PISA sui quindicenni, PIAAC sugli adulti), ma misurano abilità sovrapponibili e sono state linkate empiricamente dall'OCSE in uno studio metodologico del 2013 (Gal & Tout, Comparison of PIAAC and PISA Frameworks for Numeracy and Mathematical Literacy, OECD Education Working Paper n. 102). Hanushek, Schwerdt, Wiederhold e Woessmann (2015) hanno mostrato una correlazione di 0,70 tra trend PISA e differenze di coorte PIAAC. Il confronto tra punteggi assoluti richiede cautela ma è direzionalmente robusto, specie confrontando fasce di età comparabili (16-24 PIAAC vs quindicenni PISA di pochi anni prima).
2. PISA 2022: il crollo in matematica
Il ciclo PISA 2022 consegna tre numeri per l'Italia: 471 in matematica, 482 in lettura, 477 in scienze. La media OCSE è 472, 476, 485. Visti così sembrano buoni risultati, "in linea con l'OCSE". Ma il confronto con i Paesi top e con il trend decennale racconta un'altra storia: tra 2012 e 2022 l'Italia ha perso 14 punti in matematica, il valore 2022 è tornato vicino a quello del 2003, e la distanza dai Paesi leader è di oltre cento punti.
Tre numeri che bruciano
- Gap con i top performer. Singapore 575, Giappone 536, Corea 527, Estonia 510. Italia 471. Il gap con Singapore è 104 punti, circa 2,5 anni di scolarizzazione equivalente (OCSE stima 1 anno ≈ 30-40 punti PISA). Anche i nordici, calati rispetto al passato, restano sopra: Finlandia e Svezia 484, Danimarca 484, Estonia 510.
- Gender gap record: ragazzi italiani meglio delle ragazze di 21 punti in matematica. È il divario di genere più alto di tutti i Paesi OCSE, contro una media OCSE di 9 punti.
- Sud sotto il livello base: nelle regioni meridionali il 30% dei quindicenni non raggiunge il Livello 2 in matematica, contro l'11% del Nord. Due scuole in un solo Paese.
3. Analfabetismo funzionale: il confronto internazionale
L'analfabetismo funzionale è la condizione di chi sa decifrare singole parole ma non riesce a leggere un testo articolato, a confrontare due grafici, a calcolare una percentuale in un contesto quotidiano. OCSE lo misura con due cicli distinti: PISA sui quindicenni (chi si ferma sotto il Livello 2 è considerato low performer) e PIAAC sugli adulti 16-65 (chi si ferma al Livello 1 o sotto è analfabeta funzionale). I due quadri, incrociati, raccontano la stessa storia: l'Italia è tra i peggiori del blocco avanzato, e il divario si apre dopo la scuola, non a scuola.
Tre numeri per capire
- PISA 2022, sotto il Livello 2 in matematica: Italia 30%, media OCSE 31%, Singapore 8%, Giappone 17%, Estonia 15%. A 15 anni il quadro italiano è in linea con l'OCSE, ma già lontano tre volte dai top performer.
- PIAAC 2023, Livello 1 o sotto in literacy: Italia 35%, media OCSE 26%. Peggio di noi solo Cile, Portogallo, Israele. In numeracy il dato sale ancora: 35% Italia contro 25% OCSE. Oltre un adulto italiano su tre non è funzionalmente alfabetizzato.
- Il gap cresce con l'età: in Italia la quota di analfabeti funzionali passa dal 27% dei 25-34enni al 45% dei 55-65enni. Il sistema scolastico non chiude il divario, e quello che produce a 15 anni si amplifica nell'età adulta perché mancano formazione continua e politiche attive.
- Il confronto internazionale per fasce: i giovani italiani 16-24 totalizzano 263 punti in literacy, i loro coetanei finlandesi 302, i giapponesi 298. Il gap intergenerazionale italiano (25-34 vs 55-65) è di 22 punti contro i 40 della Finlandia e i 33 del Giappone: sembra un vantaggio ma è un tranello. Il gap è piccolo perché i giovani italiani non migliorano abbastanza, restando sotto la soglia di competenza piena (Livello 3, 276 punti).
Perché pesa
L'analfabetismo funzionale non è una curiosità accademica: chi resta al Livello 1 in literacy PIAAC ha probabilità molto più alte di essere disoccupato, di lavorare in nero, di non fidarsi delle istituzioni, di non votare, di aderire a teorie cospirative e di avere salari bassi (OCSE Skills Outlook 2024, capitolo 3). Un Paese con un terzo di adulti analfabeti funzionali non è semplicemente un Paese che legge poco: è un Paese economicamente e democraticamente fragile.
4. INVALSI 2024: un diploma, metà competenze
Le prove INVALSI 2024 al grado 13 (ultimo anno di scuola superiore) certificano che solo il 56% dei diplomandi raggiunge il livello base in italiano, e il 52% raggiunge il Livello 3 atteso in matematica. Tradotto: quasi metà degli studenti italiani esce dalle superiori senza le competenze minime previste dai programmi. Al Sud va peggio: in matematica meno di uno studente su due è sufficiente.
Diploma senza competenze
Il dato più inquietante non è la media, è la varianza geografica. In italiano, il 66% degli studenti del Nord raggiunge il traguardo contro il 47% del Sud e Isole. In matematica, 66% al Nord-Est contro 39% al Sud. La dispersione scolastica implicita (studenti che escono con competenze da terza media) è al 6%, in leggero miglioramento rispetto al 7-8% degli anni precedenti, ma ancora inaccettabile: circa 30mila diplomati ogni anno (6% su ~500mila) di fatto non sanno leggere un testo articolato.
5. La morte silenziosa del liceo classico
Nel 2010/11 il liceo classico raccoglieva il 9,1% delle iscrizioni alla scuola superiore, circa 46mila studenti. Nel 2025/26 la quota è scesa al 5,37%. In quindici anni il liceo simbolo della formazione italiana ha perso quasi il 40% della sua base. Il liceo scientifico tradizionale (quello con il latino) ha fatto ancora peggio: dal 21% del 2010 al 13,7% del 2024, meno sette punti in quattordici anni. Il latino scolastico è in via di estinzione per scelta degli studenti e delle famiglie.
Il latino apre la mente? La risposta empirica IZA
La domanda era attesa. Brunello, Esposito, Rocco e Scicchitano (IZA Discussion Paper n. 15985, marzo 2023, Do Classical Studies Open Your Mind?) usano la PLUS survey INAPP 2018 per confrontare adulti 25-64 anni che hanno fatto liceo classico con chi ha fatto scientifico. Controllano genere, anno di nascita, istruzione e occupazione dei genitori, regione di nascita, voto standardizzato alla licenza media, attitudini autodichiarate a 13 anni (musica, danza, sport, matematica, computer), frequenza della scuola dell'infanzia. Riequilibrano il campione con entropy balancing e propensity score matching. Misurano i Big Five della personalità (Costa & McCrae) con il Ten Item Personality Inventory di McCrae-Costa (scala 2-14 per ogni tratto).
Tradotto: non confrontano il classico con il "nulla", lo confrontano con lo scientifico, il percorso accademico comparabile. E controllano per tutte le cose che potrebbero confondere il dato (background, capacità pregresse, contesto).
I tre effetti statisticamente significativi (Table 1, Panel A)
- Probabilità di laurearsi: +4,52% *** (coeff 0,0337 su media 0,746). Chi ha fatto il classico arriva alla laurea più spesso. Unico effetto positivo significativo.
- Nevroticismo: +3,87% *** (0,2350 / 6,072). Ansia, irritabilità, instabilità emotiva. Chi ha fatto classico segnala più tratti nevrotici.
- Probabilità di dichiararsi infelice: +20,60% *** (0,0274 / 0,133). Un quinto in più di probabilità di dirsi infelice. Gli autori ipotizzano aspirazioni più alte non ricompensate dal mercato (Clark, Kamesaka, Tamura 2015).
*** significativo al 1%. Campione N=8.299. Panel B (propensity score matching) conferma direzione e significatività dei tre effetti. Oster (2019) per unobservables e Westfall-Young per multiple testing confermano la robustezza.
I sei effetti NON significativi, che sbugiardano il mito
Le difese tradizionali del classico sono tutte empiriche: "forma al rigore" (coscienziosità), "apre al mondo" (apertura, gradevolezza), "dà vantaggio nel lavoro" (occupazione, salario), "rende più intraprendenti" (estroversione). Il paper IZA testa tutte queste promesse. Risultato: zero significatività su tutti questi fronti.
- Apertura mentale: +0,58% (0,0543 / 9,398). Non significativo. La frase "il classico apre la mente" viene smentita direttamente, nominalmente, sulla variabile che misura proprio l'apertura.
- Coscienziosità: +0,19% (0,0227 / 11,650). Non significativo. Il classico non produce più auto-disciplina, laboriosità, ordine rispetto allo scientifico.
- Estroversione: +1,09% (0,0844 / 7,729). Non significativo.
- Gradevolezza: -0,29% (-0,0308 / 10,750). Non significativo, ma segno negativo: leggera tendenza a essere meno altruisti o meno cooperativi. Esattamente l'opposto di "aprire al confronto con l'altro".
- Probabilità di essere occupato: 0,00% (coefficiente 0,0000, zero assoluto). Nessun vantaggio occupazionale sopra lo scientifico.
- Salario annuo (log): -0,54% (-0,0358 / 6,621). Non significativo, ma segno negativo: i classicisti non guadagnano più dei coetanei che hanno fatto scientifico, anzi la stima punta lievemente verso il basso. Il "classico ti prepara alla vita" non si traduce in premio salariale misurabile.
In sintesi: su 9 outcome testati, solo 3 risultano significativi e due di questi (nevroticismo, infelicità) sono negativi per chi fa classico. Nessuno dei tratti di personalità tradizionalmente associati al "valore formativo del classico" (apertura, coscienziosità, gradevolezza) regge all'analisi empirica.
Un liceo che al Nord non esiste più
La geografia è spietata: il liceo classico vive ancora al Centro-Sud (Lazio 8,80%, Sicilia 8,59%, Calabria 7,6%) ma al Nord è marginale: Veneto, Emilia-Romagna e Friuli sotto il 3%, Piemonte e Lombardia sotto il 4%. Il Paese dove vivono più attività produttive rinuncia al greco, al latino e alla filosofia sistematica.
Approfondimento video
EconomiaItalia: il liceo classico apre la mente? Guardiamo i dati.
6. Lingue straniere: un liceale su quattro ne studia due
Eurostat 2023 misura la quota di studenti della secondaria superiore generale che studia almeno due lingue straniere. La media UE è 60%. L'Italia è al 25%. In coda nella UE. Il paradosso è che alla scuola media il 95,5% degli italiani studia due lingue: uno dei tassi più alti d'Europa. Poi alle superiori la seconda lingua svanisce, riservata ai licei linguistici e a pochi indirizzi tecnici. La scuola italiana abbandona il plurilinguismo proprio nell'età in cui la capacità di acquisirlo sarebbe massima.
La lingua che manca è quella del futuro
In Lussemburgo, Romania, Finlandia, Francia, Repubblica Ceca, Slovacchia la quota di liceali con due lingue straniere supera il 90%. Gli italiani escono dalla scuola superiore con un inglese mediocre (INVALSI B2 in reading raggiunto dal 63%, in listening dal 43%) e niente più. Chi vuole studiare tedesco, spagnolo, cinese, arabo lo fa privatamente o all'estero. La scuola pubblica ha abdicato.
7. Erasmus: andare via per imparare
Il programma Erasmus+ è l'unico canale di massa per l'internazionalizzazione degli studenti italiani. Indire riporta per la Call 2021 (settembre 2021 - ottobre 2023) 37.707 studenti universitari italiani in uscita, più 16mila studenti della scuola e 10mila docenti. L'Italia è al quarto posto UE per numero assoluto di outgoing; l'Università di Bologna è stata nel 2023 la singola istituzione più attiva di tutta Europa per studenti in partenza. Questa è la superficie.
Sotto la superficie, Erasmus è un programma regressivo. Nato come strumento universalistico di mobilità, nei fatti amplifica le differenze di partenza. Schnepf e Colagrossi (Journal of European Social Policy 2020, studio JRC della Commissione Europea) documentano che la probabilità di partire in Erasmus cresce in modo netto con il reddito familiare e il livello di istruzione dei genitori. Il meccanismo è triplo: i ragazzi di famiglie alte si iscrivono più spesso all'università, scelgono più spesso corsi e atenei che hanno programmi di scambio consolidati, e affrontano meglio i costi vivi del soggiorno che la borsa Erasmus copre solo parzialmente. Un altro paper (Souto-Otero et al. 2013, Schnepf et al. 2024) mostra che gli studenti di background basso citano esplicitamente i costi e l'impossibilità di sostenere il soggiorno come freno primario.
Tradotto: un ragazzo del Sud figlio di operai che si iscrive a un ateneo meridionale poco internazionalizzato ha una probabilità minima di fare Erasmus. Un ragazzo del Nord figlio di professionisti che si iscrive a Bologna o Trento ha una probabilità alta. Il programma non corregge lo svantaggio sociale, lo rispecchia e lo consolida con un timbro "esperienza internazionale" sul CV. La quota di laureati magistrali italiani con un'esperienza di studio all'estero riconosciuta è in crescita secondo AlmaLaurea 2024, ma si distribuisce in modo fortemente selettivo: è la fotografia dei già selezionati, non della popolazione giovanile. A monte, intere fasce sociali rimangono tagliate fuori.
Un ascensore che porta su chi era già al primo piano
Se l'obiettivo dichiarato di Erasmus+ fosse "ridurre le disuguaglianze di accesso all'esperienza internazionale", il dato di uptake per background familiare è il test. E il test dice che il programma fallisce. I beneficiari concreti sono prevalentemente figli della classe media istruita del Centro-Nord. Per invertire il trend servirebbero borse integrative proporzionate al reddito, soggiorni pre-Erasmus per fasce svantaggiate, riforma del sistema universitario che concentri l'internazionalizzazione anche negli atenei meridionali. Non sono scelte tecniche, sono scelte politiche che non si stanno facendo.
8. AlmaLaurea: il laureato italiano è raro e sottopagato
L'Italia ha il secondo tasso più basso di laureati 25-34 in Unione Europea: 31,6% nel 2024 contro una media UE del 44,1%. Peggio di noi solo la Romania (23,2%). I primi sono Irlanda (65,2%) e Lussemburgo (63,8%). Quando li produciamo, i laureati italiani trovano lavoro (74,1% occupati a un anno per il primo ciclo, 93,6% a cinque anni secondo AlmaLaurea 2024), ma con retribuzioni di ingresso inferiori a Germania e Francia. Il paradosso italiano: pochi laureati, poco pagati, ma il Paese continua a dire "ne abbiamo troppi".
Gap di dodici punti con l'Europa
Tra 2014 e 2024 la quota di laureati 25-34 italiani è salita da 24,2% a 31,6%: sette punti in dieci anni. La media UE nello stesso periodo è passata da 37,9% a 44,1%: sei punti. Non recuperiamo. Con questo passo il pareggio con la media UE attuale arriverà dopo il 2040, mentre UE e competitor saranno già oltre il 50%. Il ritardo non si chiude, si cristallizza.
9. Il confronto che fa male: 15enni di Singapore vs laureati italiani
Questa è la parte che conta. Il laureato italiano di primo ciclo ottiene in PIAAC 2023 un punteggio medio di 271 in numeracy. Il giovane adulto 16-24 di Singapore ottiene 298. Lo scarto è di 27 punti su scala PIAAC. Tradotto in livelli OCSE: il laureato italiano medio si ferma al Livello 2 (226-275), il giovane adulto di Singapore che ha appena finito la scuola superiore è già al Livello 3 (276-325).
Guardando PISA, che misura gli stessi costrutti a 15 anni, il quadro si chiude. Singapore 575 in matematica. Giappone 536. Corea 527. Italia 471. Un adolescente di Singapore a 15 anni, usando le scale OCSE e lo studio di linking PIAAC-PISA dell'OCSE 2013, possiede competenze numeriche superiori al laureato italiano medio di primo ciclo.
Il dato da mandare a memoria
Laureati italiani PIAAC numeracy: 271 punti, Livello 2. Giovani adulti Singapore PIAAC numeracy: 298 punti, Livello 3. Il 28,1% degli adulti italiani (tutti) si ferma al Livello 1 o sotto in literacy e/o numeracy: è il quarto peggior dato OCSE, su 31 paesi. L'Italia non è un Paese con pochi laureati bravi, ma con molti laureati di competenze modeste su metriche internazionali. E questo, in un mercato del lavoro globale, pesa.
Cautela metodologica
Le scale PISA e PIAAC non sono identiche. L'OCSE (Gal e Tout, 2014) ha mostrato che i costrutti misurati sono sovrapponibili al 70-80% e che PISA predice con r=0,70 le differenze di coorte PIAAC (Hanushek et al. 2015). I confronti tra punteggi assoluti PISA 15enni e PIAAC 16-24 di pochi anni dopo, nei Paesi che hanno partecipato a entrambe le indagini, restano l'approssimazione più onesta disponibile. Direzione del risultato: robusta. Punto decimale: no.
10. Disabilità e insegnanti di sostegno: tanti, precari, poco formati
Nell'anno scolastico 2022/2023 le scuole statali italiane hanno 312.235 alunni con disabilità e 217.796 insegnanti di sostegno (IdS): quasi un docente su quattro nell'intero corpo docente è un IdS. Il numero è cresciuto del 163% rispetto al 2003/2004, più rapidamente degli alunni con disabilità: il rapporto IdS su alunno è passato da 0,59 nel 2016/2017 a 0,70 nel 2022/2023, ben sopra lo standard di legge di 0,5 (un IdS ogni due alunni, decreto legge 98/2011, art. 19, c. 11). La crescita è stata alimentata dai "posti in deroga" autorizzati dagli Uffici Scolastici Regionali in risposta alla sentenza Corte Costituzionale n. 80/2010.
Quello che conta è cosa succede dentro questa massa. Tre crepe, documentate dall'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani di Carlo Cottarelli (OCPI, gennaio 2025): squilibrio territoriale, precariato strutturale, deficit di specializzazione. E all'estero, dove sistemi analoghi esistono, gli IdS sono molto meno numerosi.
Numeri record, qualità in affanno
- Squilibrio territoriale: Nord 0,63 IdS per alunno, Centro 0,75, Sud 0,74. Ai massimi Molise (0,99) e Piemonte (0,84), al minimo Veneto (0,50, unica regione che non deroga). Le ore di sostegno per alunno sono 13,6 al Nord, 16 al Centro, 17 al Sud. La distribuzione non segue l'incidenza della disabilità ma la discrezionalità regionale.
- Precariato strutturale: il 59% degli IdS è a tempo determinato (contro il 14,5% degli insegnanti comuni). Dal 2017/2018 l'intera crescita del sostegno è stata assorbita da supplenti, non da ruoli. Al Nord i precari sono il 70%, al Centro il 62%, al Sud il 47%. Gli IdS di ruolo per alunno sono 0,18 al Nord contro 0,39 al Sud.
- Rotazione e continuità: nel 2022/2023 il 59% degli alunni con disabilità ha cambiato IdS rispetto all'anno precedente. La discontinuità è strutturale e colpisce proprio la figura il cui valore dipende dalla relazione. Dal 2025/2026 le famiglie potranno proporre la conferma dell'IdS con precedenza, ma la misura non affronta la causa (troppi precari).
- Deficit di specializzazione: il 29,6% degli IdS non ha il TFA sostegno (tirocinio formativo attivo, nove mesi, universitario). Al Nord la quota sale al 41,8%, al Sud scende al 15,3%, perché i corsi TFA sono concentrati al Sud (14% dei posti al Nord, 52% al Sud). Tra i soli supplenti, non specializzato è circa uno su due. Censis 2024: il 53,3% dei dirigenti scolastici considera gli IdS insufficientemente preparati.
Il record UE di inclusione, con esito educativo deludente
L'Italia ha il record europeo di inclusione: il 97,2% degli alunni con disabilità passa almeno l'80% del tempo nelle classi comuni (Portogallo 87%, Spagna 83%, Grecia 85%; Germania solo 52%, Francia 43%, Danimarca 9%, EASIE 2021/2022). Un dato che riflette una scelta di civiltà fatta dopo la Legge 517/1977 che ha chiuso le scuole speciali. Ma gli esiti sui titoli di studio parlano un'altra lingua: il 29,5% degli italiani 18-24 con disabilità lieve o grave si ferma al diploma di primo grado (licenza media), contro il 22,5% della media UE. Un bacino che raggiunge l'aula ma non la formazione. Segnale che il problema non è presenza fisica in classe, è qualità del percorso.
Un sistema unico in Europa per dimensione
Negli altri Paesi non esiste una figura analoga per numerosità. Portogallo, che come l'Italia pratica l'inclusione totale, nel 2021/2022 contava 7.258 insegnanti con ruoli di sostegno per 93.242 alunni con disabilità: uno ogni 13 studenti, contro uno ogni 1,4 in Italia. Ogni proposta di riforma (tra cui la "cattedra inclusiva" del gennaio 2024, proposta popolare) dovrebbe partire da una domanda che il MIM non ha mai posto: avere meno IdS ma stabili, formati e coordinati con i docenti comuni produce risultati migliori? Nessuna valutazione costi-benefici sistematica è mai stata pubblicata.
11. Perché la scuola italiana è regressiva
La scuola funziona come ascensore sociale quando il risultato dello studente dipende più da quello che impara che dal reddito dei genitori. PISA misura questa proprietà attraverso l'indice ESCS (status economico, sociale, culturale della famiglia). In Italia il divario di punteggio tra il quartile più alto e il quartile più basso di ESCS è 93 punti in matematica, in linea con la media OCSE. Non è il dato più eclatante. L'eclatante è dove cade il peso del ritardo: al Sud e tra gli studenti figli di genitori con basso capitale culturale, la scuola italiana non compensa, amplifica.
Tre numeri lo dimostrano. Primo: al Sud il 30% dei 15enni non raggiunge il livello base in matematica, contro l'11% del Nord. Secondo: la dispersione implicita (diploma senza competenze) è concentrata nei ceti bassi del Sud. Terzo: secondo AlmaLaurea XXVII Indagine 2025, il 32,2% dei laureati italiani 2024 ha almeno un genitore laureato (era il 28% nel 2014, in crescita invece che in calo). Nei corsi magistrali a ciclo unico (medicina, giurisprudenza, architettura) la quota sale al 43,6%. Nella popolazione adulta 25-65 la quota di laureati è circa il 20% (PIAAC 2023). Questo significa che i figli di laureati sono sovra-rappresentati all'università di un fattore circa 1,6, nei corsi d'élite di oltre 2. L'università italiana riproduce la classe colta esistente, non ne crea una nuova.
Ascensore guasto
A Singapore, Giappone, Estonia lo studente svantaggiato che si impegna raggiunge livelli superiori alla media di uno studente avvantaggiato di tanti Paesi OCSE (OCSE PISA 2022). In Italia la correlazione tra background familiare ed esito scolastico è più forte che in Finlandia, Canada, Germania, Paesi Bassi. La scuola italiana non è "uguale per tutti": è un sistema che offre alla classe media istruita un percorso dignitoso, e alla classe popolare un diploma senza competenze. È regressiva perché consolida le gerarchie, non le apre.
12. Sintesi
Mettendo insieme i numeri di OCSE PISA, OCSE PIAAC, INVALSI, MIM, Eurostat, Indire e AlmaLaurea il quadro è questo:
- I quindicenni italiani sanno meno matematica di dieci anni fa e molto meno di quelli di Singapore, Giappone, Corea, Estonia. Il gap con i top performer è di circa 100 punti PISA, cioè due anni e mezzo di scolarizzazione.
- Oltre un adulto italiano su tre è analfabeta funzionale (Livello 1 o sotto in literacy o numeracy PIAAC 2023): 35% Italia contro 26% media OCSE. Quarto peggior dato OCSE su 31 Paesi. Il divario cresce con l'età, non si chiude.
- Un diplomato italiano su due non raggiunge il livello base in italiano o matematica, INVALSI 2024. Il Sud è sistematicamente indietro di 20-27 punti.
- Il liceo classico è morto al Nord e sopravvive al Sud. Il latino non si studia più. L'istruzione generalista umanistica è stata sostituita da una moltiplicazione di licei tecnologici e professionali privi di rigore.
- Il 25% dei liceali italiani studia due lingue, contro il 60% europeo. In coda nella UE.
- Solo il 31,6% dei giovani adulti italiani ha una laurea, secondo peggior dato UE. Quando si laureano, lo fanno prevalentemente se i genitori erano già laureati.
- I laureati italiani in PIAAC 2023 hanno competenze numeriche pari al Livello 2 OCSE. I giovani adulti di Singapore 16-24 sono al Livello 3. I quindicenni di Singapore, Giappone, Corea in PISA 2022 hanno punteggi che, sulla scala comparabile, eccedono la media dei laureati italiani.
- Quasi un docente su quattro è insegnante di sostegno (217.796 su 312.235 alunni con disabilità, +163% dal 2003). Il 59% è precario, il 30% non specializzato, e ogni anno il 59% degli alunni cambia IdS. Inclusione fisica al 97%, esiti formativi: 29,5% dei 18-24 con disabilità si ferma alla licenza media (UE 22,5%).
Il punto
La scuola italiana non è solo mediocre in media: è regressiva per classe sociale, territoriale per il Sud, arretrata per plurilinguismo, incapace di produrre laureati in quantità comparabile al resto d'Europa, e mediocre anche nella qualità dei laureati che produce. Il problema non è "fare un po' meglio": è un intero sistema che ha smesso di funzionare come ascensore sociale e produttore di capitale umano competitivo. E non si ripara con la retorica del "modello italiano".
Fonti e riferimenti
- OCSE (2023), PISA 2022 Results (Volume I): The State of Learning and Equity in Education. oecd.org
- OCSE (2024), Survey of Adult Skills 2023 (PIAAC Cycle 2). Country Profile Italia. gpseducation.oecd.org
- INAPP (2024), Le competenze cognitive degli adulti in Italia, PIAAC Ciclo 2. inapp.gov.it
- INVALSI (2024), Rapporto Prove INVALSI 2024. invalsiopen.it
- MIM, Iscrizioni anno scolastico, serie storica per indirizzo e regione. mim.gov.it
- Eurostat (2024), Foreign language learning statistics e Tertiary educational attainment, serie
edat_lfs_9903. ec.europa.eu/eurostat - Indire (2024), Rapporto Erasmus+ 2023. erasmusplus.it
- AlmaLaurea (2024), XXVI Indagine 2024 sulla condizione occupazionale dei laureati. almalaurea.it
- Gal, I., Tout, D. (2014), Comparison of PIAAC and PISA Frameworks for Numeracy and Mathematical Literacy, OECD Education Working Paper n. 102.
- Hanushek, E., Schwerdt, G., Wiederhold, S., Woessmann, L. (2015), Returns to skills around the world: Evidence from PIAAC, European Economic Review 73, 103-130.
- Brunello, G., Esposito, P., Rocco, L., Scicchitano, S. (2023), Do Classical Studies Open Your Mind?, IZA Discussion Paper n. 15985, marzo 2023. iza.org
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Nota: i punteggi PISA si riferiscono al ciclo 2022 pubblicato a dicembre 2023; i punteggi PIAAC al Ciclo 2 del 2022-2023, pubblicato a dicembre 2024. I dati sulle iscrizioni scolastiche sono tratti dai comunicati ufficiali MIM per gli anni scolastici da 2010/11 a 2025/26. I dati AlmaLaurea si riferiscono ai laureati del 2018 (5 anni) e del 2022 (1 anno) rilevati nel 2023. I dati Eurostat sull'istruzione terziaria sono tratti dalla serie edat_lfse_03 per l'anno 2024.
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