Conti pubblici in Italia: entrate, spese, deficit e interessi Serie 1995-2025, aggiornata con dati 2025
Quattro grafici per capire quando e perché i conti pubblici italiani sono migliorati o peggiorati. Si guarda alle entrate e alle spese (con e senza gli interessi sul debito), e alle tre variabili che ne derivano: deficit, interessi e saldo primario. Tutto in valori reali e in percentuale del PIL, dal 1995 a oggi. Nel 2025 lo Stato ha speso 1.155,3 miliardi (51,2% del PIL) e incassato 1.085,9 miliardi (48,1% del PIL): un deficit del -3,1% del PIL, tenuto sotto controllo solo da un avanzo primario che serve a pagare gli interessi ereditati.
Valori 2025, amministrazioni pubbliche. Variazione in punti di PIL rispetto al 2024. Fonte: AMECO (Commissione europea). PIL 2025: 2.258,0 miliardi di euro.
Come leggere questi quattro grafici
I conti pubblici si raccontano con poche grandezze. Le due di partenza sono quanto lo Stato incassa (entrate) e quanto spende (spese). Dalla loro distanza nascono le altre: il deficit, gli interessi e il saldo primario. Leggerle insieme, in valori reali e in rapporto al PIL, spiega più di mille slogan.
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Quanto incassa e quanto spende lo Stato, depurato dall'inflazione. La distanza fra spese ed entrate è il deficit; quella fra spese totali e spese senza interessi è il costo del debito.
La stessa fotografia rapportata alla dimensione dell'economia: è la lettura più corretta per confrontare anni diversi, perché neutralizza la crescita del PIL.
Le tre variabili che decidono la traiettoria del debito. Il saldo primario tolto il deficit dà esattamente la misura del peso degli interessi.
La sostenibilità si misura qui: finché il saldo primario copre gli interessi e l'economia cresce, il debito sul PIL scende. Quando salta questo equilibrio, il debito riparte.
1. Entrate e spese in valori reali
Il primo grafico mostra entrate e spese in valori assoluti, depurati dall'inflazione (prezzi 2025). La linea rossa delle spese e quella gialla delle spese senza interessi racchiudono, nella loro distanza, il costo del debito: nel 2025 gli interessi pesano per 87,1 miliardi. La distanza fra le spese senza interessi e le entrate è il saldo primario.
I valori assoluti vanno letti con cautela: dipendono dalla dimensione dell'economia. Quando il PIL cresce, è normale che entrate e spese salgano. Per questo il grafico in percentuale di PIL, qui sotto, resta la lettura più affidabile dell'andamento nel tempo.
Fonte: AMECO (Commissione europea, DG ECFIN), conti delle amministrazioni pubbliche. Valori in miliardi di euro a prezzi 2025, deflazionati con il deflatore del PIL.
2. Entrate e spese in percentuale del PIL
La distanza fra la linea rossa delle spese e quella blu delle entrate è il deficit. Se le entrate stessero sopra le spese avremmo un avanzo; in Italia accade praticamente mai. Nel 2025 la spesa vale il 51,2% del PIL e le entrate il 48,1%: un divario del 3,1%.
È il grafico che racconta la storia vera. La spesa primaria italiana sale nelle crisi (2008-2011, 2020-2021) e rientra lentamente; le entrate restano elevate ma non bastano mai a chiudere il divario, perché una fetta del bilancio è già impegnata a pagare gli interessi del debito accumulato. È un bilancio che tutela il presente ma fatica a finanziare il futuro: tanti trasferimenti, pochi servizi e investimenti.
Fonte: AMECO, definizione ESA 2010 / procedura per i disavanzi eccessivi (EDP). Valori in percentuale del PIL ai prezzi correnti.
3. Deficit, interessi e saldo primario in valori reali
Qui le tre variabili derivate sono rappresentate direttamente. Il deficit (indebitamento netto) è quanto manca per chiudere in pareggio; gli interessi sono il costo del debito; il saldo primario è il conto al netto di quel costo. Vale un'identità semplice: deficit = saldo primario meno interessi. Nel 2025: saldo primario 17,8 miliardi, meno 87,1 miliardi di interessi, dà un deficit di -69,4 miliardi.
Fonte: AMECO. Valori in miliardi di euro a prezzi 2025. Saldo primario = entrate meno spese senza interessi; deficit = saldo primario meno interessi.
4. Deficit, interessi e saldo primario in percentuale del PIL
È la lettura che conta per la sostenibilità. Negli anni Novanta gli interessi arrivavano a pesare oltre il 10% del PIL: per questo l'Italia ha dovuto tenere avanzi primari altissimi solo per non far esplodere il debito. Con il calo dei tassi degli anni 2000 il peso degli interessi è sceso, ma la disciplina sul saldo primario si è allentata.
Negli ultimi anni la dinamica si ripete: l'enorme spesa per le crisi (covid, energia, bonus edilizi) è andata quasi tutta in deficit, e il rialzo dei tassi dal 2022 ha riportato a salire la spesa per interessi. Nel 2025 il saldo primario è tornato positivo (0,8% del PIL) ma resta sotto al livello necessario per ridurre stabilmente il debito mentre gli interessi valgono il 3,9%.
Fonte: AMECO, definizione ESA 2010 / EDP. Valori in percentuale del PIL ai prezzi correnti.
Cosa significa ogni indicatore
Tutto ciò che incassa lo Stato: imposte, contributi sociali e altre entrate. La pressione fiscale ne è la parte tributaria e contributiva, cioè quanto pesa il prelievo sul reddito del Paese.
Tutto ciò che spende lo Stato: stipendi pubblici, pensioni e prestazioni sociali, sanità, investimenti e interessi sul debito. È la spesa pubblica complessiva.
La spesa al netto del costo del debito. È la parte di bilancio su cui la politica decide davvero, perché gli interessi sono un costo ereditato dal passato.
Quanto lo Stato paga ogni anno per il debito accumulato. Si muove lentamente: i tassi agiscono solo sulle nuove emissioni e sui titoli che scadono e vanno rinnovati, non sull'intero stock di debito.
Entrate meno spese senza interessi. Se è positivo (avanzo primario) lo Stato, ignorando il debito ereditato, incassa più di quanto spende. È la leva con cui si può stabilizzare il debito.
La differenza fra spese totali ed entrate: i soldi che mancano per andare in pareggio e che ogni anno si aggiungono al debito. Deficit = saldo primario meno interessi.
Conti pubblici in Italia: come stanno davvero
Questa dashboard ricostruisce l'andamento dei conti pubblici italiani dal 1995 al 2025 usando esclusivamente dati ufficiali AMECO (Commissione europea). Mostra le due grandezze di base, entrate e spese, e le tre che ne derivano, deficit, interessi e saldo primario, sia in valori reali sia in percentuale del PIL.
Perché il rapporto sul PIL conta più dei valori assoluti
Un numero in miliardi non dice quasi nulla se non lo si rapporta alla dimensione dell'economia. Cento miliardi di deficit pesano in modo diverso su un PIL di mille o di duemila miliardi. Per questo gli indicatori di finanza pubblica si leggono in percentuale del PIL: è l'unico modo per confrontare anni e Paesi diversi su basi omogenee. La regola di sostenibilità è altrettanto semplice: il debito sul PIL scende quando il saldo primario è abbastanza ampio da coprire la differenza fra il costo del debito e la crescita dell'economia.
La lezione degli interessi
La storia dei conti italiani è soprattutto la storia degli interessi. Quando il loro peso era a doppia cifra, ogni avanzo primario serviva solo a non affondare. Il calo dei tassi ha dato ossigeno, ma ha anche tolto pressione alla disciplina di bilancio. Il rialzo dei tassi dal 2022 ricorda che quel costo non è scomparso: agisce con ritardo, perché colpisce solo i titoli nuovi e quelli da rinnovare, ma torna sempre a farsi sentire. La priorità, in questa logica, non è tagliare alla cieca ma ricomporre la spesa: meno trasferimenti improduttivi, più servizi e investimenti che fanno crescere il PIL, cioè il denominatore di tutti questi rapporti.
Metodologia e fonti
I dati provengono da AMECO, la banca dati della Direzione generale Affari economici e finanziari della Commissione europea, nella definizione ESA 2010 / procedura per i disavanzi eccessivi. I valori reali sono ottenuti deflazionando i nominali con il deflatore del PIL e riportandoli ai prezzi del 2025. Le percentuali sul PIL usano le serie EDP ufficiali. La pipeline scarica i dati via DBnomics, li elabora con Python e li pubblica come JSON statico: quando la Commissione rilascia nuove stime, la dashboard si aggiorna in automatico e la data di pubblicazione avanza. Ultimo aggiornamento dati: 4 Giugno 2026.