La proposta di legge PD “Diritto a restare”, la proposta alternativa de L’asSociata (IRPEF al 5% e piano per la ricerca) e il loro finanziamento via extraprofitti, alla prova dei dati ufficiali. Grafici interattivi, modello fiscale 2026.
Per fermare l’emorragia di giovani (114 mila espatri nel 2023, 156 mila nel 2024) il Partito Democratico propone 200 euro netti al mese per 3 anni ai neoassunti a tempo indeterminato under 35 con reddito fino a 45.000 euro; il laboratorio L’asSociata propone in alternativa un’IRPEF al 5% per gli stessi giovani e un piano per la ricerca al 2% del PIL. Questa analisi le mette alla prova dei dati ufficiali (ISTAT, INPS, MEF, Eurostat, OCSE, OCPI), con modello fiscale 2026.
Il budget del bonus, 700 milioni, finanzia circa 290 mila beneficiari, ma gli aventi diritto sono molti di più (stima ~600 mila l’anno, e ~1,8 milioni a regime perché il bonus dura 3 anni): a regime servirebbero oltre 4 miliardi. La manovra alternativa, dominata dal piano ricerca (+0,6% di PIL ≈ 13 miliardi), costa a regime circa 15 miliardi l’anno. La copertura indicata, una tassa dell’8,5% sugli extraprofitti delle grandi imprese, rende stimati 1-3 miliardi: una frazione del costo.
Non per lo stipendio del primo anno, che a parità di potere d’acquisto non è lontanissimo dalla media europea, ma per quello che viene dopo: la carriera più piatta d’Europa (un adulto guadagna solo il 25,4% in più di un giovane), il premio di laurea più basso, l’occupazione giovanile più bassa (15-29 anni al 33,1%, contro il 49% UE) e i NEET tra i più alti. Lo stesso neolaureato guadagna il 42-47% in più all’estero (Almalaurea), e le figure più richieste (ingegneri, informatici, analisti di dati) in Italia partono da circa la metà dello stipendio tedesco.
Il bonus agisce sulla leva sbagliata (l’ingresso, non la carriera), esclude i precari, è sotto-finanziato e mal disegnato (un tetto a gradino crea una trappola fiscale a 45.000 euro). L’alternativa sbaglia anch’essa sul fisco (l’IRPEF al 5% è regressiva, perché molti giovani già non pagano IRPEF), ma coglie nel segno sulla ricerca; il suo finanziamento via extraprofitti resta però il punto debole, e rischia di ridurre l’attrattività verso le imprese che servirebbero a trattenere i giovani. I grafici interattivi qui sotto sviluppano ogni punto con i dati.
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