Quanto guadagnano gli italiani: dati IRPEF 2024
Il 23 aprile 2026 il MEF Dipartimento delle Finanze ha pubblicato i dati delle dichiarazioni dei redditi per l'anno d'imposta 2024. Sono i numeri ufficiali su cui è basata l'IRPEF italiana: chi paga, quanto, e come si distribuisce il reddito sui 42,8 milioni di contribuenti. Questa pagina mette accanto ai dati del MEF il confronto europeo di Eurostat sulla retribuzione mediana per professione, e ricostruisce la fotografia regionale e comunale del Paese. La pipeline si aggiorna in automatico ogni volta che il MEF rilascia un nuovo anno fiscale.
1. Italia ed Europa: quanto guadagna ogni professione rispetto alla mediana del proprio Paese
La domanda è semplice. Un manager italiano guadagna molto rispetto al proprio Paese, o molto rispetto a un manager tedesco o francese? E un commesso, un infermiere, un operaio? Per rispondere prendiamo i dati Eurostat dello Structure of Earnings Survey, che rileva la retribuzione oraria mediana per categoria professionale e per Paese.
Per ogni Paese facciamo un'unica operazione: dividiamo la retribuzione oraria mediana di ciascuna categoria ISCO-08 per la retribuzione oraria mediana nazionale di tutti i lavoratori. Il risultato è un numero adimensionale: 1,0 vuol dire "esattamente come la mediana del Paese", 2,0 vuol dire "il doppio della mediana", 0,7 vuol dire "il 70% della mediana". Si usa la mediana e non la media perché meno influenzata dai valori estremi al vertice.
Se il rapporto fosse uguale in tutta Europa per ciascuna professione, le barre nei grafici sarebbero alla stessa altezza per Paesi diversi. Non è così, e non è così soprattutto per i manager italiani: in Italia un manager guadagna circa tre volte la mediana nazionale, in Francia meno di due.
Fonte: Eurostat Structure of Earnings Survey (codice earn_ses_hourly), ultimo breakdown ISCO-08 disponibile per ciascun Paese. ISCO-08 è la classificazione internazionale standard delle professioni: 1 manager, 2 professionisti laureati (medici, ingegneri, docenti), 3 tecnici, 4 impiegati, 5 servizi e vendite, 7 artigiani, 8 operatori macchinari, 9 mansioni elementari.
2. Reddito imponibile medio: 23 anni di stagnazione
Il reddito imponibile medio dichiarato è cresciuto in termini nominali da circa 15.250 euro nel 2001 a 24.893 euro nel 2024. Quasi tutta questa crescita è stata mangiata dall'inflazione: la linea arancione mostra la stessa serie in euro reali (deflazione con HICP Italia, base 2024). Il valore reale del 2024 è praticamente identico al picco del 2007 e poco superiore al 2001.
Fonte: MEF Dipartimento delle Finanze per gli anni 2017–2024 (file comunali aggregati). Per il periodo 2001–2016 i dati sono ricostruiti da Lorenzo Ruffino (Pagella Politica) a partire dai tabulati MEF storici, riallineati al deflattore HICP Italia base 2024.
3. Dipendenti, pensionati, autonomi: 25 anni di reddito medio dichiarato
Il reddito medio del paese nasconde traiettorie molto diverse. Lavoratori dipendenti, pensionati, lavoratori autonomi e imprenditori dichiarano cifre molto diverse e crescono a velocità molto diverse. Qui aggreghiamo le frequenze e gli ammontari dichiarati a livello comunale per ciascuna categoria di reddito MEF e ricostruiamo il reddito medio per categoria dal 2000 al 2024.
Tre letture: valori assoluti in euro correnti, indice 2000 = 100 per confrontare la velocità di crescita di ciascuna categoria, valori reali in euro 2024 (deflattore HICP Italia) per scontare l'inflazione e vedere quanto è cresciuto davvero il potere d'acquisto.
Il salto degli autonomi nel 2019 è in larga parte un effetto di perimetro: il regime forfettario si allarga a tutte le partite IVA fino a 65.000 euro di ricavi e cambia la composizione di chi compila la dichiarazione, oltre che il modo in cui il reddito viene calcolato. La serie va letta tenendo presente questo break.
Cosa stai guardando. I valori sono imponibili IRPEF: i redditi dichiarati alle Entrate, già al netto dei contributi previdenziali obbligatori (per i dipendenti il dato è quello del CU dopo INPS, per i lavoratori autonomi è al netto dei contributi alla Gestione Separata o alle casse) ma al lordo di IRPEF e addizionali. Non sono il "lordo in busta paga" (~ +33% di contributi a carico azienda + dipendente) né il "netto in busta paga" (al quale mancherebbe ancora l'IRPEF effettivamente pagata). Sono il reddito che il contribuente porta in dichiarazione.
Fonte: MEF Dipartimento delle Finanze, Open Data dichiarazioni IRPEF su base comunale, anni 2000-2024 (per il 2000-2016 mirror Lorenzo Ruffino, github lorenzo-ruffino/data-viz). Reddito medio per categoria = ammontare dichiarato / numero di contribuenti che dichiarano in quella categoria. Tutti i valori sono imponibili IRPEF, al netto dei contributi previdenziali obbligatori e al lordo di IRPEF e addizionali. La somma delle frequenze per categoria supera il numero totale di contribuenti perché un contribuente può cumulare più tipologie di reddito (ad esempio pensione + reddito da fabbricati).
4. Reddito mediano: il 50% dei contribuenti dichiara meno di 21.279 €
La media è alzata dalla coda alta della distribuzione: pochi redditi molto alti spostano in su l'aritmetica, ma non spostano la posizione del contribuente "in mezzo". Il reddito mediano è il valore tale che metà dei contribuenti dichiara meno e l'altra metà dichiara di più. È la fotografia più onesta del contribuente tipico.
Il MEF non pubblica la mediana esatta del reddito complessivo: pubblica però la distribuzione completa per fasce (fino a 0, 0-10k, 10-15k, 15-26k, 26-55k, 55-75k, 75-120k, oltre 120k) anno per anno. Da quella distribuzione si stima la mediana per interpolazione lineare nella fascia in cui ricade il 50esimo percentile. Per il 2024 la mediana stimata è di circa 21.300 euro lordi annui, contro un reddito imponibile medio di 24.893 euro: lo scarto fra le due misure è il segno della concentrazione dei redditi alti.
Fonte: MEF Dipartimento delle Finanze, distribuzione per fasce di reddito complessivo nelle dichiarazioni IRPEF su base comunale, anni 2000-2024. La mediana è una stima per interpolazione lineare all'interno della fascia di reddito in cui ricade il 50esimo percentile della distribuzione cumulata di frequenza. La fascia "minore o uguale a zero" è inclusa nel calcolo della distribuzione cumulata ma non contribuisce direttamente alla mediana, che ricade sempre nella fascia 15.000-26.000 euro nell'intero periodo.
5. Mappa delle regioni
Reddito imponibile medio per regione, calcolato come media pesata sui contribuenti dei singoli comuni. Sette indicatori selezionabili: oltre al reddito medio, la quota di contribuenti sotto 15.000 euro lordi, la quota sopra 55.000 e sopra 120.000, un indice di polarizzazione, lo squilibrio fra code basse e alte e la variazione anno su anno.
La polarizzazione è la somma di due percentuali: contribuenti sotto 15.000 euro più contribuenti sopra 55.000. Un valore alto vuol dire che la regione ha pochi contribuenti nella fascia centrale e molti nelle code, sopra o sotto. È il contrario di una "classe media". Il limite di questo indicatore è che mette nello stesso colore comuni con tanti poveri e comuni con tanti ricchi.
Lo squilibrio è invece la differenza fra le stesse due percentuali (sotto 15k meno sopra 55k) e distingue i due casi. In Italia tutte le regioni risultano positive: ovunque ci sono più contribuenti sotto i 15.000 euro che sopra i 55.000. La scala mostra l'intensità: più scuro è il marrone, maggiore è lo squilibrio verso il basso (povertà diffusa). Calabria, Sicilia e Campania sono in cima, Lombardia, Trentino e Veneto in coda.
6. Top 100 comuni filtrabili
Quasi 8.000 comuni italiani, ordinabili per indicatore e filtrabili per regione. La soglia minima sui contribuenti evita che microcomuni con pochi residenti distorcano la lettura.
Lo squilibrio (differenza fra % sotto 15k e % sopra 55k) distingue due casi che la polarizzazione confonde. In Italia praticamente tutti i comuni hanno squilibrio positivo: ovunque ci sono più contribuenti sotto 15.000 euro che sopra 55.000. La mappa usa una scala di intensità: marrone scuro = forte squilibrio verso il basso (poveri molti più dei ricchi), beige chiaro = squilibrio modesto (le due code si avvicinano, tipico delle aree benestanti del Nord o dei pochi comuni "U" alla Portofino dove ci sono sia molti ricchi sia molti poveri).
La mappa carica circa 8.000 comuni dal TopoJSON OpenPolis. Il caricamento iniziale richiede qualche secondo. La scala colore è troncata al 5° e 95° percentile per evidenziare le differenze: i comuni che cadono fuori dal range sono mostrati col colore della soglia più vicina.
7. I 50 comuni più ricchi e i 50 più poveri
Filtro: almeno 1.000 contribuenti per comune. Ordinato per reddito imponibile medio dichiarato. La concentrazione lombardo-veneta è netta in cima, le regioni del Sud dominano in coda.
8. Chi è cresciuto e chi no, anno su anno
Variazione percentuale del reddito imponibile medio in ciascun comune rispetto all'anno precedente. Filtro: almeno 1.000 contribuenti, per evitare salti spuri da microcomuni.
Fonti e metodo
- MEF Dipartimento delle Finanze, Open Data dichiarazioni IRPEF su base comunale, serie 2017–2024. Pubblicazione tipicamente ad aprile dell'anno successivo all'imposta.
- Eurostat HICP, indice armonizzato dei prezzi al consumo (codice
prc_hicp_aind), usato come deflattore. - Eurostat Structure of Earnings Survey (codice
earn_ses_hourly), retribuzioni mediane per professione ISCO-08, NACE-Rev.2, Paese. - OpenPolis geojson-italy, confini amministrativi delle regioni italiane.
Ultimo aggiornamento dati: . La pagina si aggiorna in automatico quando il MEF rilascia un nuovo anno fiscale.