Shock fiscale ortodosso, inflazione in crollo e povertà in forte calo: due anni di dati raccontano luci e ombre della svolta libertaria argentina, tra stabilizzazione nominale e fragilità strutturali irrisolte.
Il 10 dicembre 2023 Javier Milei, economista libertario ed outsider della politica argentina, ha giurato come presidente dell'Argentina. Ereditava un Paese in condizioni macroeconomiche critiche: un'inflazione annua al 211,4%, un rapporto debito/PIL al 155,4%, una povertà al 41,7% della popolazione e riserve internazionali ridotte a $23,1 miliardi. L'Argentina, insomma, era sull'orlo di una nuova crisi finanziaria.
Milei ha risposto con uno shock fiscale ortodosso senza precedenti nella storia recente del Paese: svalutazione iniziale del 118% del peso, taglio drastico della spesa pubblica, eliminazione di sussidi e blocco delle assunzioni statali. L'obiettivo dichiarato era spezzare la spirale inflazione-svalutazione-deficit che affliggeva l'Argentina da decenni.
A oltre due anni dall'insediamento, i risultati sul piano nominale sono innegabili: l'inflazione mensile è crollata, il bilancio fiscale è in surplus per la prima volta in un decennio, il rischio paese è sceso sensibilmente. Il costo sociale iniziale è stato brutale — la povertà ha toccato il 52,9% nella prima metà del 2024 — ma la ripresa è stata altrettanto rapida: al H1-2025 la povertà INDEC è scesa al 31,6%, la riduzione più forte in 20 anni. Restano però fragilità strutturali profonde: informalità lavorativa al 43,2%, riserve nette negative, FDI in uscita.
Questa analisi esamina tutti i principali indicatori macroeconomici, confrontando i dati di IMF, OECD, World Bank e INDEC, per offrire un bilancio equilibrato dei primi due anni di presidenza Milei.
L'economia argentina ha attraversato una recessione profonda ma breve nel primo anno di Milei. I dati trimestrali raccontano una storia in due tempi: il PIL è crollato del −2,2% nel primo trimestre 2024 e del −2,4% nel secondo, per poi rimbalzare con forza al +3,6% nel terzo trimestre e +2,0% nel quarto.
Su base annua, il 2024 si è chiuso a −1,3%: una contrazione significativa, ma meno grave di quanto temuto. Per capire il contesto, basta guardare la serie storica: l'Argentina aveva già registrato il −9,9% nel 2020 (COVID) e il −1,6% nel 2023 (ultimo anno del governo precedente). Il Paese entrava nell'era Milei già in recessione.
È importante distinguere tra rimbalzo tecnico e crescita strutturale. Un rimbalzo tecnico si verifica quando un'economia recupera terreno dopo un crollo: i numeri positivi riflettono il ritorno ai livelli precedenti, non una nuova espansione. La crescita strutturale, invece, indica un aumento sostenibile della capacità produttiva. I dati del 2025 (Q1: +1,1%, Q2: −0,1%, Q3: +0,3%) suggeriscono che, superato il rimbalzo, la crescita si sta normalizzando su livelli più modesti.
| Istituzione | PIL 2025 | PIL 2026 |
|---|
Il consenso è chiaro: tutte le istituzioni prevedono una crescita tra il +4,4% e il +5,5% nel 2025, e tra il +3,5% e il +4,3% nel 2026. BBVA Research è la più ottimista (+5,5%), mentre IMF e Allianz Trade sono le più caute (+4,5% e +4,4%).
Se c'è un risultato che definisce i primi due anni di Milei, è il crollo dell'inflazione. L'Argentina conviveva con un'inflazione a tre cifre: 211,4% su base annua a fine 2023. A giugno 2025, il tasso mensile è sceso all'1,5% — un livello che non si vedeva da anni.
La discesa è stata rapida ma non lineare. Dopo lo shock della svalutazione di dicembre 2023 (25,5% in un solo mese), l'inflazione è scesa costantemente: 20,6% a gennaio, 13,2% a febbraio, 11,0% a marzo. Ha raggiunto la singola cifra ad aprile 2024 (8,8%) ed è arrivata sotto il 3% a ottobre 2024 (2,7%).
Le cause di questa disinflazione sono molteplici:
La Banca Centrale ha accompagnato la disinflazione con una riduzione graduale del tasso di policy: dal 117% di dicembre 2023 al 29% di febbraio 2025. Il tasso resta elevato in termini assoluti, ma la traiettoria è coerente con il calo dell'inflazione.
Le stime per fine 2025 divergono: OECD prevede una media annua del 37%, Allianz Trade punta al 20% a fine anno, il survey BCRA indica il 28,6%. Per il 2026, il consenso si attesta tra il 15% e il 18%: ancora elevata per gli standard internazionali, ma un ordine di grandezza inferiore rispetto a due anni fa.
Il risanamento dei conti pubblici è il secondo pilastro della strategia Milei. Il saldo primario (cioè la differenza tra entrate e spese dello Stato, esclusi gli interessi sul debito) è passato da −2,7% nel 2023 a +1,8% nel 2024: un aggiustamento di 4,5 punti di PIL in un solo anno. Includendo gli interessi, il saldo complessivo è stato positivo per +0,3%, il primo surplus totale in oltre un decennio.
Come ci è arrivato? Principalmente tramite tagli alla spesa:
Il target concordato con il FMI per il 2025 era un surplus primario dell'1,3% del PIL. L'Argentina lo ha superato ampiamente già nel 2024 con l'1,8%. Le stime per il 2025-2026 indicano un mantenimento del surplus intorno all'1,6-1,7%.
Il rapporto debito/PIL dell'Argentina è sceso dal 155,4% di fine 2023 al 91,5% di fine 2024: quasi 64 punti in un solo anno. Un calo spettacolare sulla carta, ma che richiede una lettura attenta.
Il meccanismo è in gran parte contabile. Nel 2023, la svalutazione aveva fatto crollare il PIL denominato in dollari (il denominatore del rapporto), gonfiando artificialmente il debito/PIL. Nel 2024, la stabilizzazione del cambio e la ripresa nominale hanno fatto risalire il PIL in dollari, riducendo il rapporto. Non si tratta, nella maggior parte, di rimborsi effettivi del debito.
Le stime IMF prevedono un'ulteriore discesa al 78% nel 2025 e al 68% nel 2026. Ma il rischio concreto sta nelle scadenze: nel 2026 l'Argentina deve pagare $15 miliardi di debito estero, di cui $4,1 miliardi al FMI. Questo rappresenta il 2,3% del PIL e costituisce il principale stress test per la sostenibilità delle riserve.
Per capire i dati sulla povertà argentina bisogna conoscere le due fonti principali, che spesso vengono citate in modo intercambiabile ma che misurano cose diverse.
L'INDEC (Instituto Nacional de Estadística y Censos) è l'ente statistico ufficiale. Pubblica dati semestrali sulla povertà, calcolando la Canasta Básica Total (CBT) sulla base di una struttura di spesa del 2004/05. La soglia di povertà INDEC si attesta intorno a $1.276.649 pesos mensili per famiglia tipo.
L'UCA-ODSA (Observatorio de la Deuda Social Argentina, Università Cattolica) pubblica stime trimestrali, utilizzando una struttura di spesa aggiornata al 2017/18. Questo porta a soglie più alte — circa $1.942.000 pesos — e di conseguenza a tassi di povertà sistematicamente superiori di 4-5 punti percentuali rispetto all'INDEC.
Qui sta il cuore del dibattito, come ben spiegato sul canale “EconomiaItalia” lo scorso anno: la frequenza dei dati cambia la narrazione.
Lettura semestrale INDEC:
Lettura trimestrale UCA:
L'indigenza misura una condizione ancora più estrema della povertà: non riuscire a coprire nemmeno i bisogni alimentari di base. La dinamica è simile, con un picco violento e un recupero rapido.
INDEC (semestrale):
UCA (trimestrale):
I bambini e gli adolescenti sono la fascia più colpita. I numeri sono i più dolorosi dell'intera analisi.
Le disuguaglianze sono enormi. Dati INDEC/UNICEF del H2-2024:
| Variabile | Povertà minorile |
|---|---|
| Capofamiglia senza licenza elementare | 80,9% |
| Capofamiglia con diploma | 10,6% |
| Lavoratori informali | 68,4% |
| Buenos Aires (CABA) | 27,1% |
| Concordia (massimo) | 75,0% |
L'impatto degli shock è stato parzialmente attutito dai programmi di welfare, in particolare l'AUH (Asignación Universal por Hijo) e la Tarjeta Alimentar.
Senza questi trasferimenti, l'indigenza infantile sarebbe stata circa 10 punti percentuali più alta — il che significa circa 1 milione di minori in più in condizioni di indigenza.
Il governo ha significativamente aumentato l'AUH durante il 2024:
Questi aumenti, combinati con il rallentamento dell'inflazione, hanno contribuito al recupero del potere d'acquisto delle famiglie più vulnerabili nella seconda metà del 2024.
I salari reali hanno seguito la stessa traiettoria a V della povertà. L'indice (base 100 a ottobre 2023) è precipitato a 85 a dicembre 2023 con lo shock della svalutazione del 118%. Il recupero è stato lento: 89 a giugno 2024, poi 101,5 a dicembre 2024 quando i salari nominali (+145,5%) hanno finalmente superato l'inflazione cumulata (117,8%). A giugno 2025 l'indice ha raggiunto 106, sopra i livelli pre-crisi.
La disoccupazione è in lieve calo: 7,6% nel Q2-2025 (dal 7,9% precedente). Il tasso di occupazione si attesta al 44,5%. Ma il dato headline racconta solo una parte della storia.
L'Argentina ha un tasso di informalità lavorativa del 43,2%. Significa che oltre 4 lavoratori su 10 non hanno un contratto regolare, contributi previdenziali o tutele. Questi lavoratori non compaiono nelle statistiche sulla disoccupazione: se perdono il lavoro informale, non risultano “disoccupati” ma semplicemente escono dalla forza lavoro.
Secondo il CIPPEC, l'occupazione formale privata è stagnante da un decennio, mentre i monotributistas (lavoratori autonomi con regime semplificato) sono cresciuti del +64% dal 2010 — un segnale di precarizzazione mascherata. Il CEPA rileva che l'occupazione formale privata è in lieve calo nel 2024, con recupero solo parziale nel 2025.
La disoccupazione ufficiale, quindi, sottostima sistematicamente il problema reale del mercato del lavoro argentino. Finché l'informalità resta sopra il 40%, ampie fasce della popolazione restano escluse dalla ripresa formale e dai benefici delle riforme macroeconomiche.
Nel 2024 l'Argentina ha registrato un surplus commerciale record di $18,9 miliardi, grazie a esportazioni a $79,7 mld e importazioni compresse a $60,8 mld (effetto recessione). Nel 2023 il saldo era negativo (−$6,9 mld). Nel 2025 il surplus è calato a $11,3 miliardi: il peso forte rende le importazioni economiche e le esportazioni care, erodendo il vantaggio competitivo.
Il conto corrente (che include commercio di beni, servizi, redditi e trasferimenti) racconta una storia più preoccupante. Dopo trimestri positivi nel 2024 (Q2: +$3,73 mld), il saldo è precipitato a −$5,19 mld nel Q1-2025, poi a −$3,02 mld nel Q2 e −$1,58 mld nel Q3. Il conto corrente è passato dal surplus al deficit: un segnale che il modello di crescita basato sul peso forte ha un costo strutturale.
La politica cambiale dell'Argentina sotto Milei ha attraversato cinque fasi distinte, ciascuna con la propria logica e i propri rischi:
L'ITCRM (Indice del Tipo de Cambio Real Multilateral) è l'indicatore chiave per misurare la competitività di prezzo dell'Argentina rispetto ai suoi 12 principali partner commerciali: Brasile (32%), Eurozona (19%), Cina (16%), USA (12%) e altri.
A dicembre 2025 l'ITCRM è sceso a 58,6, il livello più basso dalla convertibilità degli anni '90. Per confronto, il record minimo storico fu 41,1 nell'ottobre 2001, un mese prima del default e della fine della convertibilità.
Le riserve lorde della BCRA sono salite da $23,1 miliardi (fine 2023) a $32,3 miliardi (dicembre 2025), passando per un picco di $40,374 miliardi a settembre 2025 (pre-crisi). Un miglioramento nominale, ma il dato lordo nasconde una realtà ben più critica.
Le riserve nette — quelle effettivamente utilizzabili dalla banca centrale — sono negative: −$2,4 miliardi secondo JP Morgan. Le riserve lorde includono soldi che non sono davvero della banca centrale: obblighi di riserva delle banche commerciali (depositi in dollari dei risparmiatori), lo swap in renminbi con la Cina ($18 mld) e quello con gli USA ($20 mld). Le riserve nette — quelle utilizzabili in caso di crisi — sono negative.
A titolo di confronto, nel 2019 le riserve lorde erano $44,8 miliardi, con una componente netta significativamente positiva. Oggi l'Argentina ha più obblighi che attivi in valuta estera.
Il 7 settembre 2025 La Libertad Avanza subisce una sconfitta alle elezioni provinciali di Buenos Aires, il distretto più popoloso del Paese. Il mercato reagisce con violenza:
La crisi viene tamponata dall'annuncio dello swap USA e dalla successiva vittoria alle elezioni legislative di ottobre, ma mette in luce la fragilità strutturale: bastano un risultato elettorale sfavorevole e poche sedute di mercato per mettere sotto pressione l'intero sistema.
Il 22 settembre 2025, sei giorni dopo il picco della crisi e sei giorni prima delle elezioni legislative, il segretario al Tesoro USA Scott Bessent annuncia uno swap da $20 miliardi con l'Argentina. L'accordo viene firmato il 20 ottobre. Entro fine mese, $2,5 miliardi sono già stati utilizzati.
Come funziona: l'Exchange Stabilization Fund (ESF) del Tesoro americano acquista pesos dalla BCRA in cambio di dollari. L'Argentina dovrà restituire i dollari con interessi. È il più grande bailout bilaterale degli USA dal salvataggio del Messico nel 1995 sotto Clinton.
Il contesto geopolitico è cruciale: gli USA temono un avvicinamento dell'Argentina alla Cina. Lo swap cinese preesistente da $18 miliardi in renminbi era già utilizzato per gonfiare le riserve lorde. Washington preferisce sostituire l'influenza di Pechino con la propria.
L'opposizione: il 55-60% degli argentini si dichiara contrario allo swap (sondaggi nazionali). Negli USA, 8 senatori democratici (tra cui Elizabeth Warren) chiedono di bloccare l'operazione. Le critiche riguardano anche l'impatto sugli agricoltori americani: lo swap rafforza un Paese che esporta soia argentina in Cina in concorrenza con i farmer statunitensi.
Il giudizio di Krugman: effetti temporanei che rinviano la resa dei conti senza risolvere il problema strutturale delle riserve. I fondi aggiuntivi inizialmente ipotizzati dalle banche private ($20 mld) sono stati ridimensionati a $5 miliardi sotto forma di repo con JPMorgan, Citi e Bank of America.
Prospettive 2026: Milei ha dichiarato che se il rischio paese resta troppo alto per emettere sui mercati internazionali, userà lo swap per pagare le scadenze in arrivo — “prendere debito per pagare debito”.
L'Argentina affronta $15 miliardi di pagamenti nel 2026 (2,3% del PIL), di cui $4,1 miliardi verso il FMI. Nel solo primo semestre, i pagamenti al Fondo ammontano a $5 miliardi in capitale e $3 miliardi in interessi. Senza nuove emissioni o utilizzo dello swap, le riserve utilizzabili scendono a livelli critici nella prima metà del 2026.
Lo spread EMBI+ (un indicatore del rischio percepito dai mercati, misurato in punti base, dove 100bp = 1% di premio sul Treasury USA) è sceso da 1.907 bp a gennaio 2024 a 550 bp a dicembre 2025, dopo la vittoria legislativa di Milei. Ma la volatilità resta elevata: a marzo 2026 è risalito a 978 bp per turbolenze globali.
S&P Global ha alzato il rating dell'Argentina a CCC+/C a dicembre 2025, dall'SD (Selective Default) precedente. Resta un rating “speculative grade” molto basso, ma segna un percorso di normalizzazione.
L'Argentina è tornata sui mercati dei capitali con l'emissione del bond Bonar 2029 da $1 miliardo — la prima emissione internazionale dal 2018. Un segnale di fiducia da parte degli investitori obbligazionari.
Ad aprile 2025 il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un nuovo Extended Fund Facility (EFF) da $20 miliardi per l'Argentina. Si tratta di un programma quadriennale con un primo disbursamento di $12 miliardi — il più grande nella storia recente dei prestiti FMI al Paese. Il programma prevede come condizione un surplus primario minimo dell'1,3% del PIL, target che l'Argentina ha già superato raggiungendo l'1,8% nel 2024.
Le elezioni di ottobre 2025 hanno rappresentato un punto di svolta politico. La Libertad Avanza, il partito di Milei, ha ottenuto il 41% dei voti, raddoppiando la propria rappresentanza parlamentare. Questo rafforza la capacità del governo di portare avanti le riforme strutturali, inclusa la legge RIGI (Régimen de Incentivo para Grandes Inversiones), che offre agevolazioni fiscali e stabilità normativa per investimenti superiori a $200 milioni.
I primi due anni di Milei consegnano un bilancio a luci e ombre. Sul fronte della stabilizzazione nominale, i risultati sono straordinari: inflazione in crollo, conti pubblici in surplus, rischio paese dimezzato, povertà in forte calo (dal 52,9% al 31,6%). Ma la crescita resta fragile, le riserve nette sono negative, gli investimenti diretti esteri sono usciti dal Paese e l'informalità lavorativa al 43,2% limita l'impatto delle riforme sulla vita quotidiana degli argentini.
I tre rischi principali per i prossimi 12-18 mesi sono:
L'outlook: Se le condizioni attuali reggono (disbursamenti IMF regolari, inflazione in calo, stabilità politica post-elettorale), le principali istituzioni internazionali prevedono una crescita del 4-5% nel 2025 e del 3,5-4,3% nel 2026. Ma l'Argentina ha già dimostrato più volte nella sua storia che le stabilizzazioni possono essere fragili.
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