Immigrazione e criminalità, cosa dice davvero l'evidenza scientifica

Umberto Bertonelli |

La narrazione politica italiana lega quasi automaticamente l'aumento dell'immigrazione all'aumento dei reati. La letteratura economica peer-reviewed dice un'altra cosa. Questa dashboard sintetizza il paper di Olivier Marie e Paolo Pinotti, "Immigration and Crime: An International Perspective", pubblicato nel Journal of Economic Perspectives, Vol. 38(1), Winter 2024, pp. 181-200. Cinque studi shift-share con variabili strumentali (Italia, UK, USA, Cile, 23 Paesi UE) trovano un effetto causale dell'immigrazione sui tassi di reato statisticamente non distinguibile da zero. Allo stesso tempo i cittadini stranieri sono sovrarappresentati nelle prigioni dei Paesi OECD. Il fattore decisivo per spiegare questo gap è l'accesso al lavoro legale: la legalizzazione dello status riduce la propensione al reato di circa il 50%.

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3,8% → 5,3%
Stock immigrati / popolazione mondiale, 1990-2019
8,5 → 6,0
Tasso omicidi mondiale per 100k abitanti, 1990-2019 (-30%)
≈ 0
Effetto causale shift-share IV nei 5 studi (Italia, UK, USA, Cile, 23 Paesi UE)
-50%
Propensione al reato dopo la legalizzazione (Pinotti 2017, Click Day)
Fonte primaria
Marie & Pinotti (2024), Journal of Economic Perspectives

Olivier Marie (Erasmus University Rotterdam) e Paolo Pinotti (Bocconi e Fondazione Rodolfo Debenedetti), "Immigration and Crime: An International Perspective", JEP Vol. 38, No. 1, Winter 2024, pp. 181-200. DOI 10.1257/jep.38.1.181. Articolo peer-reviewed accessibile open access.

Il paradosso percezione vs realtà

Marie e Pinotti aprono il paper con un dato che merita attenzione. In molti Paesi OECD la preoccupazione per il crimine è correlata positivamente con la quota di stranieri: dove ci sono più immigrati, i cittadini temono di più la criminalità. L'Italia è fra i Paesi con preoccupazione più alta sul crimine, vicino a Francia, Spagna e Regno Unito. Eppure nello stesso periodo (1990-2019) lo stock di immigrati nel mondo è cresciuto dal 3,8% al 5,3% della popolazione globale e il tasso di omicidi è sceso del 30%, da 8,5 a 6,0 per 100 mila abitanti. La correlazione fra percezione e realtà è debole: se gli immigrati causassero in modo sistematico l'aumento dei reati, le serie dovrebbero muoversi nella stessa direzione, e non è quello che si osserva nei dati aggregati internazionali (Marie-Pinotti, Figura 1).

Fonte: Marie e Pinotti (2024), JEP, Figura 1. Dati approssimati dal grafico originale del paper. La preoccupazione "crime" è la quota di cittadini che indica la criminalità fra i tre problemi più importanti del Paese (sondaggi OECD/Eurostat 2017-2019). DOI 10.1257/jep.38.1.181 →

Trend internazionale 1990-2019: immigrazione sale, crimini scendono

La Figura 2 del paper mette a confronto due serie aggregate mondiali tra il 1990 e il 2019. La quota di immigrati sulla popolazione mondiale sale da 3,8% a 5,3%. Il tasso di omicidi globale scende da 8,5 a 6,0 ogni 100 mila abitanti, un calo di circa il 30%. Le due tendenze si muovono in direzioni opposte. Una correlazione semplice fra le due variabili è quindi negativa, non positiva. Marie e Pinotti vanno oltre con un esercizio cross-country su 55 Paesi: regrediscono la variazione del logaritmo del tasso di omicidi sulla variazione del logaritmo dello stock di immigrati. La pendenza stimata è statisticamente non distinguibile da zero. L'Italia, evidenziata dagli autori, è uno dei Paesi che combina forte crescita dell'immigrazione e contemporanea forte caduta del tasso di omicidi.

Fonte: Marie e Pinotti (2024), JEP, Figura 2 (top panel). Stock immigrati: UN DESA International Migration Stock 1990-2019. Tasso omicidi: UNODC Intentional Homicide Statistics 1990-2019. Citazione esplicita: regressione cross-country della variazione log omicidi sulla variazione log immigrazione "is not significantly different from zero". DOI 10.1257/jep.38.1.181 →

Il caso italiano nel dettaglio: stranieri residenti vs delitti denunciati

Il grafico precedente mostra il dato mondiale aggregato. Restringendo l'analisi all'Italia con dati ISTAT, lo stesso pattern è ancora più netto. Fra il 2006 e il 2024 la popolazione straniera residente in Italia raddoppia (da 2,67 a 5,25 milioni, ISTAT Demo). Nello stesso periodo i delitti denunciati dalle forze di polizia all'autorità giudiziaria scendono da 2,77 milioni (2006) a 2,40 milioni (2024), con un minimo di 1,90 milioni nel 2020 (effetto pandemia). Le due serie non sono solo non correlate, ma si muovono in direzioni opposte: gli stranieri salgono mentre i delitti scendono. Questa è correlazione, non causalità, ma è coerente con l'evidenza shift-share IV di Bianchi, Buonanno e Pinotti (2012) sull'Italia, che stima l'elasticità causale come statisticamente non distinguibile da zero.

Fonti: stranieri residenti, ISTAT DCIS_POPSTRRES1 (2006-2018 serie storica pubblicata ISTAT-Demo, 2019-2024 estrazione SDMX). Delitti denunciati, ISTAT DCCV_DELITTIPS, totale delitti denunciati dalle forze di polizia all'autorità giudiziaria, 2006-2024. dati.istat.it DCCV_DELITTIPS →

Dashboard collegata

Quanti sono effettivamente gli stranieri che arrivano in Italia ogni anno? E quanti vengono rimpatriati? La serie storica completa di sbarchi, rimpatri forzati, rimpatri volontari assistiti e rapporto rimpatri/sbarchi dal 2013 al 2026 è nella dashboard dedicata.

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La sovrarappresentazione carceraria nei Paesi OECD

La Figura 3 del paper confronta, Paese per Paese, la quota di stranieri sulla popolazione totale con la quota di stranieri sulla popolazione carceraria. Quasi tutti i Paesi europei si collocano sopra la linea di parità a 45°, cioè i cittadini stranieri sono più rappresentati in carcere di quanto lo siano in popolazione. In Italia, gli stranieri sono circa il 10% della popolazione residente e circa il 33% dei detenuti (approssimato dal grafico Figura 3). Numeri simili o più estremi si osservano in Austria, Grecia, Svizzera, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Svezia, Norvegia, Olanda e Belgio. Gli Stati Uniti e alcuni Paesi anglosassoni si trovano invece sotto la linea di parità (sotto-rappresentazione). Cile, Messico e Polonia stanno parimenti sotto.

Fonte: Marie e Pinotti (2024), JEP, Figura 3. Dati approssimati dal grafico del paper. Asse X: quota di stranieri sulla popolazione residente. Asse Y: quota di stranieri sulla popolazione carceraria. Linea tratteggiata: 45° (parità). I Paesi sopra la linea hanno sovrarappresentazione carceraria, quelli sotto sotto-rappresentazione. DOI 10.1257/jep.38.1.181 →

Tre caveat metodologici degli autori

Marie e Pinotti dedicano un paragrafo del paper a circoscrivere il significato del dato carcerario, prima di scriverlo nella sezione 4 del JEP.

  • Numeratore vs denominatore asimmetrici: gli stranieri irregolari (irregular aliens) entrano nel numeratore (popolazione carceraria) ma non nel denominatore (popolazione residente legalmente censita).
  • Trattamento più duro: gli autori citano evidenze di trattamento più severo da parte della polizia e della magistratura nei confronti dei cittadini stranieri, inclusa minore propensione alle misure alternative al carcere (no bail, no detenzione domiciliare).
  • Limite di questi caveat: gli stessi Marie e Pinotti scrivono che questi fattori "cannot plausibly account for the high incarceration rate" osservato in Europa. La spiegazione va cercata altrove.

Italia: l'indice di incriminazione relativa per tipo di reato (Solivetti 2019)

Per scendere a livello italiano e disaggregare il dato della Figura 3 paper Pinotti, il paper di Luigi Solivetti (Sapienza, SIEDS 2019) calcola un indice di incriminazione relativa per ogni tipo di reato. L'indice è il rapporto fra la quota di immigrati sugli imputati e la quota di immigrati sulla popolazione residente. Un valore di 1 significa "esattamente proporzionale alla popolazione". Un valore di 2 significa "doppio rispetto a quanto ci si aspetterebbe in base alla popolazione". Il grafico mostra l'indice per dieci tipi di reato gravi, su dati ISTAT delle procure 2013-2015. Sul totale dei delitti l'indice è 2,45 per gli immigrati dall'estero (3,92 considerando i soli cittadini stranieri). I valori sono particolarmente alti per lo sfruttamento della prostituzione (6,53), la rapina (4,45), il traffico di droga (4,04) e la violenza sessuale (3,71). Importante: Solivetti misura una correlazione, non un effetto causale. Per la causalità rimane valida l'evidenza shift-share IV di Pinotti 2017 e Marie-Pinotti 2024 (effetto causale dell'immigrazione sul tasso di crimine ≈ 0).

Fonte: Solivetti, L.M. (2019). "Immigrazione Straniera e Criminalità in Italia". Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica, Vol. LXXIII n.3 (lug-set 2019), pp. 29-40, Tabella 1. ISTAT procure della repubblica e Ministero dell'Interno, dati 2013-2015. "Immigrati dall'estero": include cittadini stranieri + italiani nati all'estero + naturalizzati. La correzione per fascia d'età 18-49 anni (riportata dal paper) abbassa gli indici di circa il 25-30% ma non li annulla. Aggiungere al denominatore l'8% di irregolari stimati (ISMU 2016-17) modifica l'indice totale delitti da 2,45 a 2,28: lieve. iris.uniroma1.it →

Confronto storico 1988-1990 vs 2013-2015: la sovrarappresentazione non è costante

Solivetti mostra come l'indice di incriminazione relativa sia cambiato nel tempo. Sul totale dei delitti l'indice degli immigrati dall'estero era 3,11 nel 1988-90 e scende a 2,45 nel 2013-15. Per alcuni reati il calo è netto: il furto passa da 8,12 a 3,91, lo sfruttamento prostituzione resta invece molto alto. Per altri reati il rapporto è invece cresciuto (lesioni personali da 1,20 a 2,60, estorsione da 0,83 a 2,31): la composizione del fenomeno è cambiata in modo non lineare. L'evidenza qui è coerente con quella di Welforum e Pittau-Iafrate, citata da Marie e Pinotti, sul "decoupling" tra crescita dell'immigrazione e propensione media al reato.

Fonte: Solivetti (2019), Tabella 1, colonne "Immigrati imputati 2013-15" e "Immigrati imputati 1988-90".

Cosa spiega il gap secondo Marie e Pinotti

Se i caveat metodologici non bastano, Marie e Pinotti propongono nella sezione 4 del paper cinque fattori che contribuiscono alla sovrarappresentazione carceraria, tutti riconducibili a caratteristiche sociodemografiche e di status, non a una "propensione" intrinseca al reato.

1. Composizione demografica

Gli stranieri sono sovrarappresentati tra giovani maschi adulti, fascia demografica che ha tassi di reato più alti in tutti i Paesi e in tutte le epoche, anche fra i nativi.

2. Bassa educazione

Nei Paesi EU28 (OECD 2018) il 22,5% dei nativi è classificato "low-educated" contro il 33,9% degli stranieri. Il differenziale di educazione formale è una determinante riconosciuta del tasso di reato.

3. Status irregolare

Il paper documenta una differenza drastica fra cittadini stranieri regolari e cittadini stranieri irregolari sulla propensione al reato. È il punto centrale del paper, ripreso nelle sezioni 5 e 6 sulla legalizzazione.

4. Skill downgrading e discriminazione

Lo "skill downgrading" è la collocazione dei lavoratori stranieri in occupazioni sotto la loro qualifica formale a causa di barriere linguistiche, riconoscimento titoli, accesso ai canali di reclutamento. Si accompagna a evidenza empirica di discriminazione nel mercato del lavoro.

Effetto causale dell'immigrazione sui crimini: cinque studi shift-share IV

La parte centrale del paper rivede cinque studi che applicano un'identificazione causale rigorosa al problema. L'approccio è il shift-share instrumental variable (Bartik / shift-share IV): si strumenta la variazione locale dell'immigrazione con la composizione storica delle nazionalità di origine, sfruttando il fatto che i migranti tendono a stabilirsi dove sono già presenti loro connazionali. Questo isola la componente esogena della variazione di immigrazione, depurandola dell'effetto della domanda di lavoro locale o di altri shock di territorio. I cinque studi coprono Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Cile e 23 Paesi UE (NUTS2). I coefficienti OLS in alcuni casi sono positivi, ma le stime IV "depurate" sono statisticamente non distinguibili da zero per quasi tutti gli outcome (proprietà e violenti), con l'unica eccezione del coefficiente proprietà USA borderline.

Fonte: Marie e Pinotti (2024), JEP, Figura 4 (forest plot di sintesi). Coefficienti come riportati nel paper. BBP 2012 = Bianchi, Buonanno, Pinotti (2012, JEEA), Italia 1990-2003; BFM 2013 = Bell, Fasani, Machin (2013, ReStat), UK; SPE 2014 = Spenkuch (2014, JLE), USA; ADU 2021 = Ajzenman, Dominguez, Undurraga (2021, EER), Cile; M-P 2024 = Marie-Pinotti (2024), 23 Paesi UE NUTS2 2002-2017. Property = elasticità dei reati contro il patrimonio; Violent = elasticità dei reati violenti. OLS = stima per minimi quadrati ordinari, IV = stima a variabili strumentali shift-share Bartik. DOI 10.1257/jep.38.1.181 →

Nuova evidenza: 216 regioni NUTS2 di 23 Paesi UE, 2002-2017

La Figura 5 del paper presenta il dato originale di Marie e Pinotti. Costruiscono un panel di 216 regioni NUTS2 in 23 Paesi UE sul periodo 2002-2017, con dati di immigrazione e tassi di omicidio e furto auto. La specificazione finale, shift-share IV con controlli per Paese e tempo, restituisce una pendenza statisticamente non distinguibile da zero. Una replica OLS senza strumento, una OLS con effetti fissi Paese e una shift-share IV: in tutte e tre le specificazioni la nuvola di punti è piatta. Le elasticità sono mostrate qui sotto come scatter sintetico (la nuvola di punti del paper è disponibile nella versione open access).

Fonte: Marie e Pinotti (2024), JEP, Figura 5 e Tabella di sintesi. Pendenze approssimate dal paper. Specificazione OLS, OLS+Country FE e shift-share IV. Il grafico mostra tre rette sintetiche delle stime, non la nuvola di punti regionale (per la quale si rimanda al PDF open access). DOI 10.1257/jep.38.1.181 →

Lo status legale è il fattore chiave

La sezione più operativa del paper è dedicata all'effetto della legalizzazione dello status migratorio sulla propensione al reato. Marie e Pinotti recensiscono quattro studi quasi-sperimentali. La conclusione è netta e ripetuta in più contesti: passare da status irregolare a status legale riduce di circa il 50% la probabilità di commettere reati.

Fonte: Marie e Pinotti (2024), JEP, sezione 5. Effetti stimati dai paper originali. Mastrobuoni e Pinotti (2015, ReStud); Pinotti (2017, AER); Baker (2015, AEJ Applied Economics); Fasani (2018, Economic Journal). DOI 10.1257/jep.38.1.181 →

Anatomia del Click Day: chi reagisce di più alla legalizzazione

Pinotti (2017) approfondisce l'effetto per tipo di permesso, e qui emerge il meccanismo causale. Per i permessi type-A (lavoratori domestici, badanti) il tasso di crimine pre-click è 2%, circa il doppio della media: questo gruppo include molti irregolari di fatto disoccupati, "travestiti" come domestici per ottenere il permesso. Per loro la legalizzazione riduce il crimine di 1,3 punti percentuali. Per i permessi type-B (dipendenti d'azienda) il tasso pre-click è 0,5-0,7%, già basso perché questi avevano già un lavoro reale, e l'effetto della legalizzazione è statisticamente zero. La lettura: la legalizzazione conta dove apre l'accesso al lavoro che prima non c'era. Dove il lavoro c'è già, l'opportunità costo del crimine è alta e legalizzare non sposta nulla.

Fonte: Pinotti, P. (2017). "Clicking on Heaven's Door: The Effect of Immigrant Legalization on Crime." American Economic Review, 107(1), 138-168, Tabella 3 e discussione sezione III.A. DOI 10.1257/aer.20150355. Type-A: permessi per lavoratori domestici sponsorizzati da famiglie/individui. Type-B: permessi per dipendenti di impresa. DOI 10.1257/aer.20150355 →

Mastrobuoni e Pinotti (2015, ReStud)

Italia. Cittadini rumeni e bulgari indultati prima dell'allargamento UE del 2007. Dopo l'allargamento (accesso automatico al lavoro legale) la recidiva scende da 5,8% a 2,3% in sei mesi, mentre resta invariata per indultati di Paesi candidati ma non ancora UE. Riduzione di oltre il 50%.

Pinotti (2017, AER) "Clicking on Heaven's Door"

Italia. Disegno quasi-sperimentale (regression discontinuity) sui "Click Day" italiani del dicembre 2007 per le quote permessi 2008. Su 610.000 domande presentate per 170.000 posti, il cutoff temporale (apertura ore 08:00, fine quota in meno di 30 minuti per molti gruppi) genera quasi-random assignment vicino alla soglia. Pre-click il tasso di crimine è 1,1% in entrambi i gruppi. Post-click scende a 0,8% per chi ottiene il permesso e resta 1,1% per chi resta appena fuori. Stima 2SLS: -0,6 punti percentuali, pari al -55% del baseline.

Baker (2015, AEJ Applied)

Stati Uniti. L'Immigration Reform and Control Act del 1986 (IRCA) regolarizza milioni di irregolari. Drop forte dei property crime nei county più toccati dall'amnistia. Freedman et al. (2018) documentano l'inversione: il successivo upttick degli arresti per crimini economici quando l'amnistia si esaurisce.

Fasani (2018, Economic Journal)

Italia. Effetto delle sanatorie italiane sui tassi regionali di reato. Effetto in direzione coerente con gli altri studi (riduzione del crimine post-amnistia), magnitudine più piccola.

Tre ipotesi per spiegare il paradosso

Come si tengono insieme due fatti apparentemente contraddittori, alta incarcerazione degli stranieri e effetto causale ≈ 0 sui tassi di reato aggregati? Marie e Pinotti propongono nella sezione 6 del paper tre ipotesi, non mutuamente esclusive. La Hoover Commission, peraltro, già nel 1931 osservava sul caso americano che "the foreign-born commit considerably fewer crimes than the native-born": il paradosso non è nuovo.

Ipotesi 1: Discriminazione

La polizia e la magistratura trattano in modo sistematicamente più severo i cittadini stranieri, sia per ragioni preference-based (pregiudizio) sia per ragioni statistical (uso di proxy informativi correlati alla cittadinanza). Questo fa salire la quota carceraria senza che il tasso di reato sottostante sia più alto.

Ipotesi 2: Sostituzione

Gli stranieri rimpiazzano i nativi nei mercati criminali (spaccio, prostituzione, attività informali), senza variazione del tasso aggregato di reato. Marie e Pinotti citano evidenza empirica per il caso italiano: dove arrivano stranieri irregolari, la quota di nativi attiva in alcuni reati di mercato diminuisce.

Ipotesi 3: Quote troppo piccole

Gli stranieri sono il 3,8-5,3% della popolazione mondiale, 10-15% in Europa e Nord America. Anche se avessero un tasso di reato individualmente diverso, la quota aggregata sarebbe troppo piccola per spostare in modo misurabile i tassi di reato di Paese. La macroaggregazione "diluisce" l'effetto.

Fonte: Marie e Pinotti (2024), JEP, sezione 6. Schema sintetico delle tre ipotesi proposte dagli autori. Il grafico è illustrativo del peso relativo come discusso nel paper e non riporta stime numeriche pubblicate. DOI 10.1257/jep.38.1.181 →

Implicazioni di policy

Marie e Pinotti chiudono il paper con quattro implicazioni di policy, ricavate direttamente dall'evidenza causale recensita. Le riportiamo nei termini esatti del paper, senza appropriazione politica.

1. Quote di immigrazione legale

Quote basse di immigrazione legale generano uno stock di irregolari senza accesso al lavoro. Questo, secondo l'evidenza Pinotti 2017 e Mastrobuoni-Pinotti 2015, favorisce il crimine. È un trade-off implicito che il decisore politico deve esplicitare quando fissa le quote.

2. Amnistie periodiche

Le amnistie/sanatorie riducono il crimine nel breve-medio termine (Baker 2015 USA, Fasani 2018 Italia). Riducono lo stock di irregolari e aprono l'accesso al lavoro legale.

3. Restrizioni al lavoro per richiedenti asilo

Lo studio di Bell, Fasani, Machin (2013) sul Regno Unito documenta che le restrizioni al lavoro per gli asylum-seekers aumentano i reati contro il patrimonio nei territori toccati. Permettere il lavoro durante la procedura riduce il crimine.

4. Trade-off dinamico

Marie e Pinotti segnalano un trade-off dinamico: le amnistie generano aspettative di future legalizzazioni e possono in teoria aumentare la pressione migratoria a monte. Il bilancio dipende dalla credibilità della politica di lungo periodo.

Immigrazione e criminalità: cosa dice davvero la ricerca economica

Il rapporto fra immigrazione e criminalità è uno dei temi su cui la percezione pubblica e l'evidenza empirica peer-reviewed divergono di più. Le statistiche grezze di denuncia e di incarcerazione mostrano una sovrarappresentazione dei cittadini stranieri nelle prigioni dei Paesi OECD. Ma quando si applicano controlli statistici rigorosi, come le variabili strumentali shift-share, l'effetto causale dell'immigrazione sui tassi di reato risulta statisticamente non distinguibile da zero in quasi tutti i Paesi studiati, Italia inclusa.

Cosa è uno shift-share IV

Lo shift-share instrumental variable (anche chiamato "Bartik instrument") è uno strumento econometrico per isolare la componente esogena della variazione locale dell'immigrazione. L'idea è semplice: la composizione storica delle nazionalità di origine in un certo territorio è quasi fissa e non correlata agli shock contemporanei della domanda di lavoro locale o ai cicli del crimine. Si usa quindi questa composizione storica come strumento per "depurare" la variazione di immigrazione osservata oggi dalla parte endogena (cioè dalla parte che dipende dalle stesse condizioni che influenzano il tasso di reato). Il coefficiente stimato con questo strumento è interpretabile in senso causale, non solo correlazionale.

I cinque studi recensiti da Marie e Pinotti

Marie e Pinotti recensiscono cinque studi shift-share IV pubblicati su riviste peer-reviewed di prima fascia (JEEA, ReStat, JLE, EER) e ne aggiungono uno proprio sui 23 Paesi UE NUTS2 2002-2017. I coefficienti OLS sono in alcuni casi positivi (e suggerirebbero un effetto dell'immigrazione sul crimine), ma le stime IV "depurate" dell'endogeneità sono in tutti i casi statisticamente non distinguibili da zero, con la sola eccezione del coefficiente "property" USA borderline. Questo è il dato centrale del paper: l'effetto causale dell'immigrazione sui tassi di reato è approssimativamente zero, non positivo.

Perché allora gli stranieri sono sovrarappresentati in carcere?

Marie e Pinotti scrivono che la sovrarappresentazione carceraria dei cittadini stranieri in Europa è un fatto stabilito empiricamente, ma non si traduce in una "propensione" intrinseca al reato. Le determinanti vere sono cinque: composizione demografica (più giovani maschi adulti), bassa educazione formale (33,9% di stranieri "low-educated" contro 22,5% di nativi nei Paesi EU28), status irregolare (drastica differenza fra regolari e irregolari sulla propensione al reato), skill downgrading (lavori sotto qualifica per barriere linguistiche e legali), discriminazione nel mercato del lavoro. A queste si aggiungono due caveat metodologici: l'asimmetria fra numeratore e denominatore della quota carceraria (gli irregolari sono contati nel primo ma non nel secondo) e il trattamento più duro da parte di polizia e magistratura nei confronti degli stranieri.

L'effetto della legalizzazione

Il punto operativo del paper è la legalizzazione dello status. Quattro studi quasi-sperimentali, su contesti diversi (Italia 2007 per l'allargamento UE a Romania e Bulgaria, Italia "Click Day" 2007, Stati Uniti IRCA 1986, sanatorie italiane multiple), convergono su una conclusione: regolarizzare la posizione di un cittadino straniero irregolare riduce di circa il 50% la probabilità che commetta reati nell'anno successivo. L'effetto opera attraverso l'accesso al lavoro legale: se posso lavorare con un contratto regolare, il costo opportunità di un reato (perdere il lavoro, perdere il permesso) cresce in modo sostanziale e la frequenza dei reati cala.

Implicazioni di policy

Marie e Pinotti traggono quattro implicazioni dalle stime causali. Primo, quote di immigrazione legale troppo basse generano uno stock di irregolari senza accesso al lavoro, che incrementa la propensione al reato (Pinotti 2017). Secondo, le amnistie periodiche riducono il crimine nel breve-medio termine (Baker 2015, Fasani 2018). Terzo, le restrizioni al lavoro per i richiedenti asilo aumentano i reati contro il patrimonio (Bell, Fasani, Machin 2013). Quarto, esiste un trade-off dinamico: l'aspettativa di future amnistie può aumentare la pressione migratoria a monte, e il bilancio finale dipende dalla credibilità della politica di lungo periodo. Non si tratta di posizioni politiche: si tratta di conseguenze logiche e stimate dell'evidenza causale disponibile.

Fonte e citazione

Marie, O. e Pinotti, P. (2024). "Immigration and Crime: An International Perspective." Journal of Economic Perspectives, 38(1), pp. 181-200. DOI 10.1257/jep.38.1.181. Articolo open access disponibile sul sito dell'American Economic Association.

Studi citati nel paper

  • Bianchi, M., Buonanno, P. e Pinotti, P. (2012). "Do Immigrants Cause Crime?" Journal of the European Economic Association, 10(6), 1318-1347.
  • Bell, B., Fasani, F. e Machin, S. (2013). "Crime and Immigration: Evidence from Large Immigrant Waves." Review of Economics and Statistics, 95(4), 1278-1290.
  • Spenkuch, J. L. (2014). "Understanding the Impact of Immigration on Crime." American Law and Economics Review, 16(1), 177-219.
  • Mastrobuoni, G. e Pinotti, P. (2015). "Legal Status and the Criminal Activity of Immigrants." Review of Economic Studies, 82(2), 736-770.
  • Pinotti, P. (2017). "Clicking on Heaven's Door: The Effect of Immigrant Legalization on Crime." American Economic Review, 107(1), 138-168.
  • Baker, S. R. (2015). "Effects of Immigrant Legalization on Crime." AEJ: Applied Economics, 7(2).
  • Fasani, F. (2018). "Immigrant Crime and Legal Status: Evidence from Repeated Amnesty Programs." Economic Journal.
  • Ajzenman, N., Dominguez, P. e Undurraga, R. (2021). "Immigration and Crime: The 2015 Refugee Crisis in Germany." European Economic Review.
  • Freedman, M., Owens, E. e Bohn, S. (2018). "Immigration, Employment Opportunities, and Criminal Behavior." AEJ: Economic Policy.

Disclaimer e nota metodologica

I dati riportati in questa dashboard provengono interamente dal paper Marie e Pinotti (2024), JEP, e dalle figure originali del paper. Alcuni valori puntuali per i grafici (in particolare le quote di Figura 1 e Figura 3) sono approssimati dalle figure del paper open access e dichiarati come tali nelle caption. Per i dettagli puntuali si rimanda alla lettura del paper open access sul DOI sopra. Questa è una sintesi divulgativa data-driven dell'evidenza scientifica peer-reviewed: non è un'opinione politica sull'immigrazione.

Domande frequenti

L'immigrazione fa aumentare la criminalità in Italia?+

L'evidenza empirica peer-reviewed dice di no. Marie e Pinotti (Journal of Economic Perspectives, Winter 2024) recensiscono cinque studi a identificazione causale (shift-share IV) su Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Cile e 23 Paesi UE NUTS2: il coefficiente dell'immigrazione sui tassi di reato è statisticamente non distinguibile da zero per la quasi totalità degli outcome. Sul dato italiano, fra il 2006 e il 2024 la popolazione straniera residente è raddoppiata (da 2,67 a 5,25 milioni, ISTAT Demo), mentre i delitti denunciati alle forze di polizia sono scesi da 2,77 a 2,40 milioni (ISTAT DCCV_DELITTIPS).

Perché gli stranieri sono sovrarappresentati nelle carceri italiane?+

In Italia gli stranieri sono circa il 10% della popolazione residente e il 33% dei detenuti (Marie-Pinotti 2024, Figura 3). Lo stesso pattern si osserva in Austria, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Svezia. Marie e Pinotti attribuiscono il gap a quattro fattori: composizione demografica (giovani maschi sovrarappresentati), bassa educazione formale (33,9% di stranieri low-educated vs 22,5% di nativi nei Paesi EU28), status irregolare (driver chiave), skill downgrading e discriminazione nel mercato del lavoro. Caveat tecnico: gli irregolari entrano nel numeratore (carceri) ma non nel denominatore (popolazione residente censita), gonfiando la quota carceraria.

Cos'è il metodo shift-share IV usato dai paper di Marie e Pinotti?+

Lo shift-share instrumental variable (Bartik) strumenta la variazione locale dell'immigrazione con la composizione storica delle nazionalità di origine, sfruttando il fatto che i migranti si stabiliscono dove sono già presenti loro connazionali. Isola la componente esogena del flusso depurandola dell'effetto domanda di lavoro locale. È stato applicato in cinque studi convergenti: Bianchi-Buonanno-Pinotti 2012 (Italia 1990-2003), Bell-Fasani-Machin 2013 (UK), Spenkuch 2014 (USA), Ajzenman-Dominguez-Undurraga 2021 (Cile), Marie-Pinotti 2024 (216 regioni NUTS2 di 23 Paesi UE 2002-2017). In tutti i casi le stime IV sui reati sono statisticamente non distinguibili da zero, con l'eccezione del coefficiente sui reati patrimoniali USA borderline.

Quanto riduce il crimine la regolarizzazione dello status migratorio?+

Circa il 50%. Pinotti 2017 (American Economic Review) usa un disegno quasi-sperimentale sul Click Day italiano del dicembre 2007: 610.000 domande per 170.000 posti, cutoff temporale che genera quasi-random assignment. Pre-click il tasso di crimine è 1,1% in entrambi i gruppi; post-click scende a 0,8% per chi ottiene il permesso, resta 1,1% per chi resta appena fuori. La stima 2SLS è -0,6 punti percentuali, pari al -55% del baseline. Coerente con Mastrobuoni-Pinotti 2015 (rumeni e bulgari pre/post UE 2007: recidiva da 5,8% a 2,3%), Baker 2015 (USA, IRCA 1986) e Fasani 2018 (sanatorie italiane).

Da dove arrivano i dati di questa dashboard?+

Fonte primaria: Marie, O., e Pinotti, P. (2024). "Immigration and Crime: An International Perspective". Journal of Economic Perspectives, 38(1), pp. 181-200. DOI 10.1257/jep.38.1.181. Articolo open access. Per il caso italiano: Bianchi, Buonanno, Pinotti (2012, JEEA); Pinotti (2017, AER); Mastrobuoni e Pinotti (2015, ReStud); Solivetti L.M. (2019, SIEDS) per l'indice di incriminazione relativa per tipo di reato. Dati osservativi: ISTAT DCIS_POPSTRRES1 (stranieri residenti) e ISTAT DCCV_DELITTIPS (delitti denunciati 2006-2024).

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